
02-04-2009Guardarsi allo specchio ogni mattina è come fare un esame di coscienza quotidiano.
Non sarà quello di Harry Potter, che rivela anche i desideri più intimi e
segreti, ma ogni comune specchio riflette sempre esclusivamente la realtà di
ciascun individuo. Nomadi allo specchio... Il gruppo rock di Beppe Carletti mostra la
propria essenza più autentica e pura. L'impegno sociale coerente fin dal 1963,
quando ancora si chiamavano I Sei Nomadi. L'onestà intellettuale nell'inseguire
l'utopia di un mondo governato dal confronto fra opinioni diverse e non dalla dittatura
di una sola. L'amore profondo per la musica condiviso con diverse generazioni di fan
attraverso oltre 50 dischi in 46 anni di carriera e soprattutto un'intensa attività
live da veri nomadi del rock.
L'album "Allo specchio", in uscita il 3 aprile per Warner Music, è senza alcun
dubbio il capitolo migliore della storia recente dei Nomadi. Una storia costellata di
grandi soddisfazioni come la trionfale partecipazione al Festival di Sanremo 2006, dove
hanno conquistato anche un pubblico per loro insolito con il brano "Dove si va". Eppure
il nuovo disco dei Nomadi ha un'aurea magica, un'energia naturale che ha animato tutti
i membri della band: dal fondatore Beppe Carletti (tastiere) proseguendo con Danilo Sacco
(voce), Massimo Vecchi (voce e basso), Cico Falzone (chitarra), Daniele Campani (batteria)
e Sergio Reggioli (violino e percussioni).
"Sono passati tre anni dall'ultimo disco di inediti "Con me
o contro di me" e tutti noi avevamo "fame" di nuove canzoni", spiega Beppe Carletti.
"Fame è la parola giusta, perché la musica è un
nutrimento indispensabile per la vita: non sfama il corpo, ma sazia l'anima e lo spirito.
Ogni elemento della band ha espresso il massimo del proprio talento: Danilo ha sfoggiato
in assoluto le sue migliori interpretazioni in sala d'incisione. Per me "Allo specchio"
è il disco più bello dei Nomadi degli ultimi dieci anni".
"Si raccoglie sempre ciò che si semina". La
massima di Carletti riassume il tema della title-track "Lo specchio ti riflette",
che apre l'ascolto del cd "Allo specchio" nella versione italo-spagnola con Jarabe
De Palo e lo chiude con la prima incisione solo in italiano.
"La vita è come la terra: deve essere coltivata.
I nostri errori, come le azioni positive, si riflettono sempre su di noi. Proprio
come in uno specchio".
Il duetto con Jarabe De Palo "Lo specchio ti riflette (El espejo te delata)" è
il primo singolo: arrangiamento latineggiante e adattamento in spagnolo di parte del
testo curato dallo stesso rocker iberico. Questa collaborazione nasce da affinità
umane prima ancora che artistiche.
"Jarabe De Palo è un nomade di pensiero. Siamo in
totale sintonia con il suo comportamento come uomo, la grande professionalità
come musicista e anche aspetti esteriori come il look, che sono meno importanti ma
comunque indicativi del carattere di una persona. Quando l'ho raggiunto a Madrid
all'inizio di marzo per registrare questa canzone, lui ha detto di conoscere bene
la storia della nostra band e di essere onorato di cantare assieme ai Nomadi".
La vita è il fil rouge che lega le dieci canzoni dell'album "Allo specchio".
Le molteplici emozioni del vivere: il tormento per un amore soltanto sfiorato ("Qui")...
la sofferenza di una donna schiava del proprio amore ("Prenditi un po' di te")...
la rabbia per un amico perso nell'ennesima guerra inspiegabile ("Senza nome")...
la ribellione verso chi vuole impedirci di essere artefici del nostro destino
("La vita è mia")... lo schiaffo alle coscienze degli indifferenti verso i
problemi altrui ("Il nulla")... l'ironia sferzante contro i quei politici con la
coerenza ballerina ("Il ballo della sedia")... l'ottimismo che ci permette di sognare
sempre e nonostante tutto ("Non so io ma tu")... la gioia di un silenzio in cui scoprire
un mondo infinito e libero ("In questo silenzio")... fino al brano "La dimensione"
che è un poetico inno alla vita.
Pura poesia è l'onirica "Qui", una struggente ballata in cui l'interpretazione
quasi teatrale di Danilo Sacco è sottolineata solo dal suono di un pianoforte
e un violino.
"Esprime il dolore di un uomo che ha sfiorato il grande
amore, senza riuscire ad afferrarlo".
Puro orgoglio femminista nella rabbiosa "Prenditi un po' di te" scritta dalla giovane
e talentuosa cantautrice Marzia Vattai. È una ballad rock che inizia dolcemente
drammatica al pianoforte e si sfoga nel suono roccioso della chitarra.
"Il rispetto per l'universo femminile è fondamentale.
Non dimentichiamo che senza la donna non esisterebbe l'uomo".
Rabbia e dolore si fondono negli accenti rock drammatici di "Senza nome" e nel ricordo
di un amico scomparso nel modo più assurdo e inspiegabile: mentre era impegnato
ad aiutare il prossimo in una missione di pace in Afghanistan.
"Abbiamo scritto questa canzone pensando al nostro amico
Giovanni Pezzullo, ma la dedichiamo a tutte le persone che mettono in gioco la propria
vita per soccorrere altri esseri umani".
L'impegno sociale e civile dei Nomadi si esprime attraverso canzoni molto festose, ma
non per questo meno sferzanti. "Il ballo della sedia" è un blues vibrante fra
organo Hammond e coro gospel, ma non divertirà i nostri politici. Non tutti almeno.
"Ironizziamo su quei parlamentari così attaccati
alla loro sedia, e al potere che rappresenta, da cambiare poltrona senza un briciolo
di coerenza e onestà politica, pur di avere una sedia prestigiosa sotto il
sedere. Ci sono piacevoli eccezioni, ma il malcostume di lasciarsi trasportare dal
vento è generalizzato: c'è solo l'imbarazzo della scelta".
Atmosfera da festa gitana con fisarmonica e violino per "La vita mia", cantata da
Massimo Vecchi che interpreta anche "In questo silenzio".
"I padroni della Terra stanno distruggendo il nostro
mondo: la natura che l'uomo ha faticosamente protetto nei secoli. Dobbiamo ribellarci
alla dittatura incosciente di pochi e restituire il giusto potere alle coscienze unite
di tutti. La gente comune deve tornare a essere artefice del proprio destino. È utopia.
Senza questo genere di utopie, però, non ha senso vivere".
Inseguire un'utopia è come sognare. L'importanza dei sogni è il tema di
"Non so io ma tu", un brano che secondo Carletti
"è
rock come sono rock gli U2".
"I sogni sono la nostra energia vitale: anche quelli che
non si realizzano, perché sono comunque uno stimolo forte a migliorarci. Un essere
umano senza sogni non ha aspirazioni, speranze, ideali e obiettivi sempre nuovi da
raggiungere. Senza sogni è un uomo finito".
L'album "Allo specchio" è anche un disco di "strumenti allo specchio". Suoni
naturali come nella poetica ballata "La dimensione", perché ogni canzone è
figlia di una meticolosa ricerca degli strumenti ideali. Tutti reali: dalle percussioni
all'organo Hammond, fino al pianoforte a coda Steinway protagonista con il violino
dell'intensa e teatrale "Qui". L'unica traccia suonata interamente al computer è
"Il nulla", che ha in primo piano le suggestioni sonore di un flauto.
"È un atto d'accusa contro l'indifferenza generale nei confronti
delle persone insane di mente, che non sono pericolose per il prossimo, ma semplicemente
malate. La cura per alleviare la loro sofferenza è semplice: affetto, attenzione e
comprensione".
L'album "Allo specchio" inizia e finisce con il canto gioioso dei bambini nelle due
versioni del brano "Lo specchio ti riflette".
"I bambini sono gli uomini del futuro. Il loro canto fa
sorridere e accende l'ottimismo. L'ultima parola dell'intero disco è un
"Mah..." detto da un bimbo. Lascia tutti i discorsi fatti nelle canzoni in sospeso.
Sembra dire "chissà come andrà a finire?". Certamente, però,
non vuole restare passivo e inerme a guardare come andrà a finire. Vuole
essere protagonista degli eventi. Comunque vada, la vita... facciamola andare. Noi".