Alleghiamo in questa sezione le parole dette da Don Paolo Volpe durante l'Omelia per la Messa in ricordo di Augusto.
Non so se ci avete fatto caso, ma siamo tutti abituati a "fare classifiche": alla TV sentiamo parlare dei programmi con l'auditel più alto; sui giornali si pubblicano ogni settimana i titoli dei 10 film più visti, dei 5 libri più venduti, delle 10 canzoni più trasmesse alla radio...
Poi ci sono le nostre classifiche personali: gli amici più simpatici, i più bravi della classe, i più forti a braccio di ferro, i migliori a giocare a calcio, chi fa più canestri, chi fa meglio la spaccata...
Ci si ricorda dei campioni del mondo, di chi batte i record, di chi vince la medaglia d'oro (di chi vince il bronzo, quasi subito ci dimentichiamo). Le persone più famose e più importanti sono anche quelle più ammirate.
Non è una novità di oggi, di sicuro: è sempre stato così, in ogni tempo. Proprio il Vangelo di oggi ce lo dimostra attraverso il racconto dell'evangelista Marco.
Sono 2000 anni che Cristo cammina sulle strade della vita dell'uomo raccontando della novità della sua morte e resurrezione... La novità della sua vita che se accolta diventa la nostra vita... Noi neanche lo sentiamo!
Oggi, come sempre, chiede al cuore dell'uomo: "Di che cosa state discutendo?"... Non so quanti di noi avrebbero il coraggio di rispondergli e quindi faremmo silenzio come gli apostoli perché il nostro cuore è solo una fabbrica di classifiche e di graduatorie che ci fanno comodo per non uscire da noi stessi e fare entrare gli altri in noi solo per interesse, comodità, tornaconti personali...
Com'è facile riconoscerci in questi discorsi degli Apostoli... chissà, magari abbiamo fatto anche noi con gli amici discussioni di questo genere.
Ma torniamo al racconto dell'evangelista Marco.
"Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo".
In realtà i discepoli hanno capito benissimo, ma non ci vogliono credere. Gesù, per tentare di far passare un messaggio così ostico al cuore e al cervello dell'uomo, che cioè servire è meglio che farsi servire, e che servire può significare anche dare la vita per gli altri, visto che le parole non gli bastano, ricorre a un'immagine visiva. Non avendo i nostri moderni mezzi di comunicazione, la crea:pPrende un bambino e gli e lo mette davanti agli occhi... Ma i discepoli non capiranno - non vollero capire - nemmeno il linguaggio delle immagini.
"Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti."
Come come come?! Ma questo è proprio il contrario di quello che di solito pensiamo noi, è una logica tutta alla rovescia, rispetto alla nostra!
Prima di tutto chiariamo bene le parole del Maestro: quando afferma "sia l'ultimo di tutti", non vuol dire che dobbiamo sforzarci di arrivare per ultimi, che dobbiamo perdere ogni gioco o ogni gara che facciamo, così da essere sempre all'ultimo posto! No, il suo invito ad essere ultimi significa semplicemente non cercare ad ogni costo di essere i primi.
Quant'è dura! E poi perché? Suvvia! È più giusto stare un po' più in alto degli altri, magari soltanto di pochi millimetri. Ma perché Gesù ci tiene tanto a metterci contro con la nostra più profonda aspirazione? Perché la ricerca dei primi posti è la fonte di ogni corruzione e di ogni malvagità.
L'apostolo Giacomo, uno che non gira intorno alle parole, la mette così: "dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra!".
Abbiamo qualche dubbio? Chiudiamo il libro della Bibbia e apriamo il libro della vita e leggiamo!
"Io non ho mai pensato a cosa potesse servire agli altri quello che facevamo;
pensavo che quello che stavo facendo fosse utile per me.
Ogni giorno mentre passa il tempo come per ogni uomo, uno o più fuochi muiono in me,
me ce n'é uno che brucia come il sole, illumina la mia vita, I miei rapporti con gli altri
o il mio contegno con la società. Da calore alla mia mucica, da senso alle parole che canto, muove la mia mano nel dipingere. Questo fuoco è la mia ADESIONE ALLA VITA,
la mia PASSIONE PER LA VITA.
E lo sai cosa sta dicendo questo fuoco? Che conta il calore umano,
perché di tutte le furbizie con I colori, la musica, le parole
non rimarrà niente se non c'è calore umano "